mercoledì 26 febbraio 2014

La spesa di un uomo [e del perché sto mangiando una pasta con il burro]

Lista della spesa di un uomo.
Ipotetica premessa: da lunedì è a dieta.

- Finocchi
- Pomodori
- 8 robe in lattina tra ceci, fagioli e lenticchie (di quelle lattine che non si aprono se non con l'apriscatole che ci si è rotto)
- un coso di formaggio spalmabile (per la moglie!!!!)
- qualcosa per la colazione (per il bambino)
- un pacchetto di pasta integrale

Di solito anche della carta igienica "Perché ho visto che era finita" (di solito "era finita" circa 20 giorni prima, era stata naturalmente già ricomprata)

A distanza di 3/4 giorni da questa spesa viene fatta questa nota alla famiglia "Ok ordiniamo una pizza ma io la spesa l'ho fatta quindi da domani ricominciamo a cucinare eh!"

Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale e io infatti sto mangiando questa pasta in bianco solo perché mi piace

giovedì 20 febbraio 2014

[10 righe al giorno] 2. Dell'essere insopportabile e del non sopportare nessuno

Ho trentadue anni.
Non sono mai stata tanto simpatica e neanche tanto spiritosa.
Poi non mi affeziono facilmente e tutti si affezionano a me per la solita sindrome che se scappi tutti sono lì a inseguirti.
Avevo un'amica, il terzo incomodo tra me e la mia migliore amica del liceo. Innamorata. Cose senza una comprensione vera. E poi noi.
Noi a cambiare lo zaino con la borsa perché eravamo troppo grandi per l'invicta, anche se tutta pasticciata con scritto peace, doors, anarchy, straccetti di poesie di rimbaud e quella canzone dei cranbarries che ci piaceva. Fare pezzi di strada insieme anche allugandola perché non abitavamo poi così vicino e non avevamo pezzi di strada in comune. Tantissimi altri ragazzi per strada a cui non far caso.
Poi arriva quello che a cui fai caso ed è sempre la mossa sbagliata.
Ma non c'entra.
Il fatto è che se non trovi qualcuno che non sopporta gli altri nello stesso modo in cui non li sopporti tu diventa difficile. I compromessi non mi piacciono. O tutto o niente.




martedì 18 febbraio 2014

[10 righe al giorno] Di quando sentivo i pesci parlare

A volte mi immergo in momenti di totale solitudine.
Sono fortunata, credo, perché quando hai una famiglia stare da solo è impossibile.
Io nella mia famiglia scomposta posso godere di questa fortuna.

In realtà è in momenti in cui si è circondati dalla vita, che non è facile aggrapparsi a se stessi. In quei momenti in cui le persone sono luminose come il sole che non riesci a guardare se non con la mano alzata sugli occhi, un po' di traverso, e non ti ricordi più chi sei.

Forse è per questo che mi accadde al mare. Non c'era niente di contemplativo in quelle giornate. Bambini, risate, il lavoro, passeggiate, il campeggio di notte, la musica, i granchi. Uno splendore. Un faticoso passare di ore al vento e di tempi scanditi dal cibo.

I pesci non hanno molto da dire sapete? Non rivelano segreti e non sanno nulla di te. Hanno una vita infinitamente piccola, piccolissima, fatta di occhietti mobili, di strade senza nome e di corrente. Si salutano sempre però.

mercoledì 5 febbraio 2014

Ancora buoni propositi #figliedition

Quando ero incinta di Gabri mi sentivo una gran madre.
Se avevo un dubbio mi informavo e già mi faceva sentire una specie di guru delle mamme del mondo.
Questo anche perché dovete capire che io vengo dalle case popolari, dove i figli si facevano a quindici anni, non sapevi neanche esattamente il perché anche se nutrivi dubbi sulla questione salto della quaglia che ti avevano garantito efficacissima contro ogni male; poi una volta arrivati, i figli, te li portavi giù in cortile e tutte le mamme, le nonne, le zie, le cugine, le vecchie del comitato inquilini, tutte, ti davano consigli utilissimi su come allevare in qualche modo la prole.

Io vengo da lì. Dai consigli tipo "Ma sì puccia il ciuccio nella grappa che male fa!" "Ahhh piange perché è viziato!" "Metti il peperoncino sulle tette vedi che non vuole più il latte!"

Quindi per me, leggere libri, internet, andare agli incontri, parlare con l'osteopata, era una grande iniezione di fiducia e autostima.

Succede in questi casi che parti per la tangente!

1) Diventi fan della Montessori, che prima avevi visto sulle millelire ma pensavi fosse la zia della Montalcini. E inizi a vaneggiare sulla casa montessoriana, a misura di bambino, i giochi di legno, l'autodeterminazione dei popoli, non so esattamente...

2) Diventi fan dell'autosvezzamento. E inizi a vaneggiare sulla tua assoluta convinzione che avendo tu un'alimentazione sana e un approccio coinvolgente avrai di sicuro un bambino che da solo vorrà mangiare broccoli e seitan già dall'ottavo mese

3) Diventi fan dell'ascolto e della comprensione. E inizi a vaneggiare sulla tua assoluta intolleranza verso qualsiasi forma di punizione che non faccia parte di un piano educativo condiviso tra te e tuo figlio.

Diciamo che i vaneggiamenti non si sono mai spenti ma alla fine i miei buoni propositi si sono tramutati in qualcosa di un po' di diverso, diciamo che sono una mamma un po' diversa.

La casa è un'esplosione totale di giochi che vanno dalle carte di You-ghi-oh ai Pokemon alle armi ninja di non so che altro cartone animato. Il gioco più educativo è il lego, ma vi assicuro che vorrei non avere tutti quei pezzi di lego sotto il divano, dentro il letto e incastrati nel filtro dell'aspirapolvere.
Lo svezzamento non so come sia andato ma di fatto non ho mangiato broccoli in tutta la mia vita e non sono mai esistiti nel mio frigo, quindi è improbabile che mio figlio li voglia mangiare. In compenso sono fortunata, odia il cioccolato e le cose troppo condite, complicate, mangerebbe solo pane secco. Ma credo sia l'istinto di sopravvivenza a guidarlo.
L'ascolto e la comprensione. Io ascolto e capisco. Giuro. Ma poi per far valere la mia autorità in casa urlo, come una pazza, e urlo e urlo e urlo. Per poi proibire i videogiochi come punizione di default.

A proposito di mamme perfette, imperfette e così via.
Ma con la seconda, andrà molto meglio, lo sento!




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